Luce e architettura

Elias Baumgarten
24. September 2019
foto: Fritz Tschümperlin © Reflexion AG

Gli architetti Roger Boltshauser, Mike Guyer e Peter Märkli hanno parlato di illuminazione personalizzata con Jürg Zumtobel, lo sviluppatore Markus Mettler e il progettista di impianti luce Thomas Mika, durante un dibattito tenutosi al Careum Auditorium di Zurigo. A fare gli onori di casa, la ditta Reflexion.

La Reflexion AG è una delle aziende leader per la progettazione e la creazione di impianti luce nel nostro Paese. Alcuni degli architetti svizzeri più conosciuti hanno già collaborato con loro. Lo sviluppo di impianti luce personalizzati è uno dei servizi di Reflexion. In occasione di un evento tenutosi il 5 settembre 2019 al Careum Auditorium di Zurigo, ci si è dunque chiesti che rilevanza abbia questo servizio per l’architettura. I progettisti ne hanno davvero bisogno? E in che occasioni impiegano impianti luce esclusivi? Come funziona la collaborazione in fase creativa? In merito a questi interrogativi discutono gli architetti Roger Boltshauser, Mike Guyer e Peter Märkli assieme a Jürg Zumtobel, lo sviluppatore Markus Mettler e il fondatore di Reflexion, Thomas Mika, su un palco di grossi calibri tutto al maschile. Un po’ di colore è stato offerto almeno da Peter Märkli, col suo mantello elegante e le scarpe All Stars.

Da sinistra: Peter Märkli, Markus Mettler e Roger Boltshauser (foto: Greg Stechishin © Reflexion AG)
Thomas Mika, sulla destra, invita gli architetti ad avvalersi di una stretta collaborazione con i progettisti di impianti luce. (foto: Greg Stechishin © Reflexion AG)
Simbiosi

Mika ha rimarcato l’importanza di una stretta collaborazione tra architetti e progettisti luce: solo così sarebbe possibile giustificare soluzioni dispendiose, sia in termini di costi che in ore di progettazione, rendendole accettabili ai committenti. In fondo, solo una piccola parte del budget viene utilizzata per l’illuminazione. Di opinioni simili anche il suo collega Jürg Zumtobel: a suo avviso, oggi, prezzi e performance tecniche sono argomenti ancora troppo centrali, mentre agli utenti e alle loro percezioni viene spesso concessa poca attenzione.

Di una stretta collaborazione con progettisti come Mika si avvale Roger Boltshauser. Come nel caso dell’edificazione dell’Hardturm-Areal a Zurigo, dove le riflessioni in comune si sono fatte intense già durante la preparazione del concorso, racconta Boltshauser. Per questo progetto sono state sviluppate soluzioni speciali, come elementi di costruzione in vetro illuminati. Questa collaborazione ha probabilmente aiutato a primeggiare su una forte concorrenza.

Da sinistra: il conduttore Renato Turri, Jürg Zumtobel e Mike Guyer (foto: Greg Stechishin © Reflexion AG)
Scadere nel design

Mike Guyer si è espresso in toni più modesti e con una simpatica autocritica. Seppur lo studio Gigon Guyer si è avvalso con successo di luci individualizzate per progetti come l’Andreasturm a Oerlikon (2018), lui, del risultato, non è poi molto orgoglioso. Oggetti di questo tipo scadono infatti spesso nel proprio design, diventando talvolta oggetti fine a sé stessi, quindi intercambiabili e per questo poco durevoli. Come a voler confermare questa opinione, Markus Mettler della Halter AG, ritiene che l’illuminazione sia il mezzo più economico per posizionare un prodotto (intende un edificio) e renderlo inconfondibile. Secondo lui, le luci rappresentano oggetti di design perfettamente adatti ad aumentare velocemente il valore di un edificio.

Prima le basi

Ma torniamo a Peter Märkli. Secondo lui, scelta e creazione di luci individualizzate sono un capitolo importante ma subordinato. Prima è necessario che gli architetti sviluppino «un’idea di luce», riflettano in merito alla percezione e alle emozioni. Poi è importante pensare attentamente dove collocare le fonti di luce nello spazio. Solo allora ha senso occuparsi di sviluppo e progettazione degli impianti luce. Particolarmente d’accordo si è trovato Boltshauser, ritenendo opportuno che gli studenti di architettura trattino il tema dell’illuminazione degli spazi in modo più approfondito. Märkli, palesemente di buon umore, ha per finire dato il via alla più grande risata collettiva della serata, sostenendo che nel suo studio le luci sono pessime, ma questo invoglia ancora di più i suoi collaboratori a progettare soluzioni luce particolarmente buone. E comunque le cose determinanti sul posto di lavoro sono la macchina per il caffè e le tende per il sole, non le luci.

Buon umore durante l’aperitivo (foto: Fritz Tschümperlin © Reflexion AG)

Übersetzt aus dem Deutschen von Nadia Bendinelli

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